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Estratto: Guns n’ Boys – Istinto omicida di K.A. Merikan

Avete gia letto Guns n’Boys: Istinto omicida? No?
Ecco per voi un estratto tratto dal secondo capitolo per incuriosirvi!
Grazie alle autrici K.A. Merikan per la gentile concessione.

Estratto da capitolo 2 – Guns n’ Boys Istinto Omicida

Ci fu un pesante tonfo alle sue spalle, e il suo cuore batteva tanto all’impazzata che quasi dimenticò del dolore lancinante alle palle quando sentì la voce di Domenico.
“Cos’è questo casino?”
Peter balzò in piedi. “È sveglio.”
Seth lasciò cadere il cellulare di Neil e riuscì a sfuggire alla sua presa per andare da Dom. Lo avrebbe baciato e abbracciato se non fosse stato che non voleva creare altri casini con Neil.
“Dom, dovresti restare a letto,” disse, respirando a malapena per la tensione.
Domenico non si era solo alzato, stava anche camminando. Anche con le bende che gli coprivano il volto, aveva un aspetto fantastico rispetto a poche ore prima, quando era solo un peso morto sul cuscino.
Domenico sbatté le palpebre, ispezionando la stanza con i suoi splendidi occhi. Aveva aperto la bocca per parlare quando Neil li raggiunse sulla soglia. “E questo chi è, eh? Un altro dei tuoi amanti? Ne ha proprio l’aspetto. Cos’ha fatto? Ha messo troppo sale nella tua cazzo di minestra?” chiese a Seth, indicando le bende sulla faccia di Dom.
“Cristo, no! È questo che pensi di me? Ho un caratteraccio, ma andiamo. E questo è mio fratello, se proprio vuoi saperlo.” Seth si avvicinò a Dom, che indossava solo un paio di pantaloni ampi del pigiama. Lo guardò intensamente negli occhi, ma era sicuro che Dom gli avrebbe retto il gioco e avrebbe chiesto i dettagli più tardi. “Ha fatto un incidente, quindi avevo bisogno dell’aiuto di Peter.”
Neil si accigliò. “Ah, sì? Cosa gli è successo? È stato investito da un tosaerba?”
Domenico imitò la sua espressione da sotto le bende ma non disse niente, appoggiandosi allo stipite, probabilmente dolorante. Seth riusciva a malapena a guardare. Ma no, Neil tornò a dare fiato alla bocca.
“Sì, immagino che sia successo quando questo fottuto macho, di quella tua fottuta famiglia super conservatrice, ha scoperto che suo fratello è un gran frocio. Sai che ha anche un tanga, vero?” disse, rivolto a Domenico.
Seth inspirò con un sibilo e gli diede uno spintone. “Me l’ha regalato Robert per scherzo, imbecille!” Si voltò verso Dom. “Non stare a sentire questo cretino. Non mi sono mai messo un tanga!”
Seth capì che era stata la cosa sbagliata da dire quando gli occhi di Neil parvero incendiarsi. “Probabilmente te lo sei messo solo per Robert quando te lo scopavi alle spalle di Peter,” ringhiò, prima di voltarsi di nuovo a guardare Domenico. “Perché tuo fratello è quel tipo di frocio! Spero che mamma e papà ne siano orgogliosi.”
Seth si accigliò. “Almeno non metto un fottuta fedora. Peter, per favore, tienilo al guinzaglio. Devo rimettere Dom a letto.” Passò delicatamente il braccio sotto quello di Dom per riportarlo al sicuro. Domenico doveva essere sotto shock, perché non sarebbe mai rimasto così silenzioso davanti agli insopportabili strilli di Neil.
“Adesso chiamo Jamie,” annunciò Neil, come se il presidente in persona stesse aspettando sulla soglia.
“È l’ultima persona di cui abbiamo bisogno,” ringhiò Peter, dal divanetto.
“Basta che non chiami la polizia, poi per me puoi anche chiamare Babbo Natale.” Seth scosse la testa, accompagnando Dom verso la camera da letto.
Domenico gli si era aggrappato con tanta forza che Seth doveva praticamente sorreggerlo ogni volta che doveva appoggiare il peso sulla gamba ferita. “Chi è Jamie?” mormorò Domenico.
Seth gli avrebbe detto senz’altro chi era Jamie, appena fossero stati dietro una porta chiusa. Entrarono nella camera e Seth aiutò Dom a sedersi sul letto. Il pallore della sua pelle non era un buon segno, ma se non altro si era svegliato completamente.
“Partendo dall’inizio…” Seth trasse un respiro profondo. “È arrivato Neil. Uno stupido stronzo, litigioso e bugiardo. Non credere a una sola parola che gli esce dalla bocca. Non è stato invitato, ma probabilmente ha obbligato Peter a farlo entrare con il suo stupido caffelatte alla zucca. Dice di essere qui per aiutarlo, ma lo conosco troppo bene! Vuole solo qualcosa di nuovo su cui spettegolare. E suo marito?” Seth iniziò a marciare avanti e indietro. “È altrettanto coglione e non riconoscerebbe una buona pizza neanche se gliela tirassero in faccia. Comunque, lavora in un negozio di Abercrombie, il che è tutto dire.” Guardò Dom, sperando che stesse capendo tutto, e che presto avrebbe escogitato un piano per risolvere tutte quelle stronzate.
Domenico lo fissò. “E tu, invece? Mio fratello?”
“Io, cosa?” replicò Seth. “Ho ritirato i passaporti dall’Elefante. Quel tizio è fuori di testa.”
Domenico strinse le labbra. I suoi occhi ambrati erano sgranati da far paura. “Io… mi sono svegliato qui, e non… non so. Cosa mi è successo?” sussurrò.
Seth smise di fare avanti e indietro e lo osservò con attenzione. Il modo in cui parlava non era da lui. “Qual è l’ultima cosa che ricordi?” chiese, accovacciandosi davanti a Dom.
Domenico dilatò le narici. “Penso di dover andare all’ospedale,” disse, molto piano. Fu come se un buco nero si aprisse sotto i piedi di Seth e iniziasse a risucchiarlo.
“No, no, no. Stai migliorando, Dom. Peter ti ha ricucito la faccia, e quella alla gamba è solo una ferita superficiale. L’ha detto Peter. Va tutto bene.” Gli diede una leggera pacca sul braccio.
Domenico posò lentamente la mano sulla sua. “Io… ma la mia testa è un barattolo vuoto. Non so nemmeno il tuo nome. Ho fatto un incidente?”
Il cuore di Seth gli sprofondò nel petto. “S-sono Seth…” mormorò, guardando Dom negli occhi. Non poteva succedere. Non a Dom, non adesso. “Te… te lo ricorderai. Sono sicuro che ti tornerà tutto in mente alla svelta,” disse ma, dentro, stava gridando “Non si ricorda di te!” Tanto valeva che Seth fosse davvero il fratello di Dom, se Dom non ricordava chi era, cos’avevano passato insieme.

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