Estratto di Coffin Nail MC California – Rosso Fuoco di K.A. Merikan

Per gentile concessione delle autrici, ecco per i lettori di Emozioni fra le pagine un estratto di Rosso Fuoco, terzo libro della serie Coffin Nails MC California uscito in Italia.

Buona lettura!

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Impacchettare tutto ciò che possedeva era stato deprimente. Stava tutto in due borsoni da palestra, che ora si trovavano nel bagagliaio. Non c’erano stati addii né scopate d’addio, e Loki sospettava che Richard sarebbe stato segretamente sollevato per non doversi sobbarcare l’imbarazzo di prendersi cura di Loki mentre la sua salute si deteriorava. Era già stato chiaro che fosse stanco delle nausee e le emicranie di Loki. Quando Richard lo aveva accolto in casa, probabilmente non si era aspettato che avrebbe richiesto tante attenzioni.
Loki si asciugò gli occhi con il polso e guardò di nuovo la lista.

Diventare famoso
Andare a un appuntamento perfetto
Innamorarsi
Parlare a Peter dei Rotten Apple
Assaggiare gli scorpioni canditi
Rifarlo senza goldoni
Farsi un tatuaggio d’amore
Avere una festa di compleanno

Deglutì pesantemente e scrisse un’altra voce: Scopare uno coi capelli rossi.
Appena ebbe scritto quelle parole, il suo cellulare squillò per l’arrivo di un messaggio.
Tirò su con il naso e lo tirò fuori dalla tasca. Non voleva parlare con Richard, ma se non altro significava che un po’ gli mancava, a quel bastardo.
Ma non era Richard. Era un messaggio dall’app per incontri che Loki usava ogni tanto, quando era annoiato dalla sua vita. Non c’erano parole nel messaggio, solo una foto. La foto di un bellissimo cazzo circondato da peli pubici rosso scuro.
L’auto sussultò mentre usciva nuovamente dalla carreggiata, e Loki riportò la ruota posteriore destra al suo posto prima di fissare quel grosso pezzo di carne, senza fiato. Uno con i capelli rossi. Un rosso voleva scoparlo. Era destino. Poteva quasi sentire il frusciare delle ali di un angelo nella sua macchina.
Loki si fermò in mezzo alla strada e si appoggiò allo schienale, osservando la spessa vena ben evidente nella foto. Quanto gli sarebbe piaciuto passare la lingua su quella linea pulsante.
Rispose: ‘Ne ho davvero bisogno adesso’.
‘Bene, perché ha bisogno di essere succhiato. Sei figo?’
Loki gemette e annuì, anche se lo sconosciuto non poteva vederlo. Si sollevò rapidamente la maglietta e fece una foto dall’alto, assicurandosi che il suo viso non fosse visibile. Più di due anni prima, si era ripromesso di pensare alle brutte cicatrici sulla sua guancia solo come al marchio di un sopravvissuto, ma era ancora vanitoso. E non le voleva. Non aveva scelto lui di averle.
Inviò la foto, sentendo un piacevole formicolio alle membra. Un’auto si stava avvicinando in direzione opposta e il guidatore rallentò, domandandosi chiaramente se Loki avesse bisogno di aiuto, ma Loki gli fece cenno di proseguire. Non aveva bisogno della pietà di nessuno. Aveva bisogno di avere quel grosso cazzo in bocca. Una bella scopata per alleviare il dolore.
‘Tatuaggi. Bene. Ci vediamo a Villa Blanca. Spero che la tua bocca sia pronta per essere scopata’.
Loki si morse il labbro inferiore. Il posto era molto vicino, e una volta si era già incontrato là con un tizio. Il tono del messaggio fece sembrare i suoi pantaloni ancora più stretti. ‘È prontissima’, digitò in risposta, quindi partì. Il cuore gli martellava nel petto mentre si avvicinava alla sua destinazione. Gli pulsava la testa, e aveva lo stomaco stretto in una morsa. Dopotutto, era il ragazzo che doveva incontrare quel giorno. Qualcosa che alleviasse un po’ il peso delle ultime notizie. Da qualche parte là fuori, c’era un piano per la vita di Loki, e quel ragazzo stava per metterlo in moto.
Il luogo d’incontro era un vecchio bagno pubblico in disuso al lato della strada, con un nome altisonante che gli era stato affibbiato dalla gente che lo usava per scopare. Da quando era stato chiuso, nessuno ci faceva caso, e c’erano ancora i cubicoli per un po’ di privacy nelle rare occasioni in cui era usato da più di un gruppo di persone. Quando Loki arrivò, era vuoto.
Villa Blanca era un posto sudicio, con il pavimento punteggiato di goldoni usati e qualche siringa sparsa, ma se non altro non puzzava troppo, quindi sarebbe andato bene. Loki si toccò la fronte dove poteva già sentire il tumore che gli cresceva nel cranio, pulsando e aumentando di dimensione a ogni battito del suo cuore.
Lo scricchiolio di stivali sulle piastrelle sporche lo distolse dai suoi pensieri cupi. I passi erano decisi, e Loki moriva dalla voglia di vedere l’uomo a cui apparteneva lo splendido cazzo della foto.
Guardò attraverso il vano della porta, verso il cielo blu scuro al di fuori. Attese, con la schiena dritta. I poteri che giocavano con la sua vita non lo delusero. Vedere la figura maschile emergere dall’oscurità bastò a fargli sussultare il cuore. Il tizio aveva le spalle ampie ed era alto, come un barbaro dei tempi moderni, con una folta barba ben curata. A ogni passo che faceva, Loki riusciva a individuare altri dettagli. Aveva uno stiloso taglio undercut, lungo sopra e rasato sotto, una maglietta nera con la scritta ‘Route 666’ sul petto, e un paio di jeans scuri e aderenti.
Tese il braccio, interamente coperto da un tatuaggio in bianco e nero, e afferrò il mento di Loki. “Ehi. Sei pronto a fare buon uso di quella bella bocca?” Gli fece l’occhiolino, con un sorrisetto arrogante. Anche la sua voce era sexy; bassa e profonda come il rombo di un motore.
Loki ansimò, passando le mani sui fianchi del Rosso, ansioso di assaggiare la sua bocca. Quell’uomo sembrava riempire l’intera stanza, con i suoi movimenti decisi e sicuri di sé. Non stava cercando un brivido per ravvivare la sua vita comoda, come aveva fatto Richard trovandosi un ragazzo sballato. Quel tizio era un brivido. Era un vero uomo, e Loki voleva baciare i piedi dell’angelo che li aveva fatti incontrare.

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