Intervista : Schegge di verità – Quattro chiacchiere con Monica Lombardi

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Schegge di verità  : Quattro chiacchiere con Monica Lombardi

1) Dove hai preso l’ispirazione per scrivere Schegge ?
Ero in Valchiavenna a casa di un’amica, con i nostri figli. La casa è proprio al limitare del bosco dove si possono ammirare le cascate dell’Acqua Fraggia. Siamo andate a camminare nel bosco con i ragazzi, fino a un laghetto con gli alberi da un lato e un poggio erboso dall’altro, e un agriturismo non lontano. A un certo punto, durante la passeggiata, mi sono immaginata una donna in fuga. Da che cosa fuggiva? Non lo sapevo. E se non l’avesse saputo neanche lei? Ecco, così è nata l’idea di Schegge di verità. E il laghetto è quello che descrivo nel romanzo, anche se l’ho “spostato” più a sud, vicino a Lecco.
2) Come mai una scrittrice italiana, che già firma i suoi libri con il proprio nome, decide di ambientare una storia nel nostro paese in un momento in cui nell’editoria sembra dilagare tutto ciò che è “straniero”?
Qui dobbiamo considerare due aspetti diversi. Se parliamo di firma dell’autore, il nome straniero ispira sempre più fiducia tra il pubblico di casa nostra, forse solo perché pensiamo che, se è stato tradotto, significa che è già piaciuto in patria, è un po’ come se arrivasse da noi già con delle “referenze”. L’autore italiano questa fiducia se la deve guadagnare. Se invece parliamo di location, difendo il diritto di un autore di poter ambientare le sue storie dove vuole. Se un autore può spostarsi nel tempo, visitando il passato o il futuro (viaggio che nella realtà non potrà mai fare), non vedo perché non dovrebbe potersi spostare nello spazio (un viaggio che nella realtà può fare senza problemi). Non ambienterei mai una storia in un paese che non conosco per nulla ma lavoro spesso con degli stranieri e amo viaggiare: mi piace riproporre i luoghi che ho visitato o che sento di conoscere per interposta persona nei miei romanzi. Il GD Team, per esempio, è una serie che si sposta molto. Questa storia in particolare, però, è nata in Italia, come ho raccontato sopra. Mi è venuto naturale mantenere l’ambientazione italiana, che era “la sua”.
3) Mentre scrivi sei tu che “guidi” la storia o sono i tuoi personaggi che prendono il sopravvento e tu non può fare altro che assecondarli?
Succedono entrambe le cose. La trama è spesso un puzzle che costruisco io e su cui mantengo uno stretto controllo, è necessario quando costruisci trame a incastro come quelle che di solito trovate nei miei romanzi. Controllo non significa che non ami lasciarmi sorprendere, per esempio da svolte inaspettate della storia. Non pianifico tutto prima: ho una direzione e la seguo, godendomi il viaggio. Detto questo, mi piace anche dare spazio ai personaggi – e alcuni se ne prendono più degli altri! Nelle battute dei dialoghi, soprattutto, e nelle loro reazioni a ciò che accade. Più un personaggio è riuscito, più “parla” da solo.
4) Come ti trovi a pubblicare con una realtà editoriale come Amazon Publishing ?
Benissimo, e non lo dico per dire. Sono incredibilmente professionali, dei perfezionisti; sono una perfezionista anch’io quindi siamo sulla stessa lunghezza d’onda.

Ma questo non significa che ti trovi di fronte a una realtà impersonale, anzi: le persone con cui ho modo di lavorare, a partire dalla content editor Alessandra Tavella, la redazione, l’ufficio PR, sono tutte squisite a livello umano.

intervista25) Ci puoi dare qualche piccolo accenno a cosa stai lavorando in questo momento?
Credo proprio di sì, visto che ne ho parlato anche sul mio gruppo, su Facebook. Hard Landing, il quarto romanzo del GD Team, è uscito a settembre e, come ho scritto nella nota in fondo al testo, non sarà l’ultimo della serie. In questo momento sto lavorando al finale proprio di “Schegge 2”, come ho soprannominato il seguito di Schegge di verità. È una storia che mi sta regalando grandissime emozioni, in cui ritroverete molti dei personaggi del primo romanzo e ne incontrerete di nuovi. Spero che li amerete come li sto amando io.
6) Scrivere, lavoro e famiglia come riesci a conciliare il tutto?
È un macello, posso dirlo? LOL Io lavoro come free lance, quindi posso ritagliarmi più spazi rispetto a qualcuno che deve attenersi a orari d’ufficio. La famiglia è un altro discorso. Ho due figli adolescenti, e loro non hanno alcun tipo di orario – sono convinta che “mamma” sia la parola più usata in ogni lingua, non siete d’accordo? Sono orgogliosi di avere una madre che scrive, però, questo è molto bello. Per riuscire a fare tutto serve determinazione e tanta, tanta passione. Perché “amare è potere”, non è una frase mia ma di Geoffrey de Peyrac. Detto questo, poter contare sull’aiuto dei nonni non guasta 😉

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