Coming soon ed estratto: Un compagno protettivo di Toni Griffin

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Titolo: Un compagno protettivo
Titolo originale: Protective Mate
Autore: Toni Griffin
Serie: I fratelli Holland (#3)
Traduzione: Caterina Bolognesi
Casa Editrice: Mischief Corner Books
Genere: M/M (Paranormal)
Prezzo: €4,55 (ebook)
Data di uscita: 3 Agosto 2016

Trama

La vita non è mai stata facile per Zachary Bennet, ma gli ultimi due anni sono stati un vero e proprio inferno. L’unico raggio di luce è la sua preziosa figlia, Hayley. Sentendo il bisogno di un nuovo inizio, Zack accetta un lavoro in una piccola cittadina chiamata Leyburn, nella speranza di potersi finalmente sistemare e di cominciare un’esistenza tranquilla.
Tra la preoccupazione per il comportamento sempre più scostante di uno dei sui fratelli e il continuo imbattersi negli altri due mentre sono impegnati ad amoreggiare con i loro compagni, Simon Holland è sul punto di strapparsi i capelli. Tutto ciò che ha sempre voluto dalla vita sono un compagno e una famiglia. Quando, con l’arrivo di Zack, il suo desiderio viene finalmente esaudito, Simon scopre sulla sua pelle fin dove l’odio e il bigottismo possano spingere una persona. Ma la vita non è mai semplice e Simon è deciso a proteggere fino alla fine ciò che è suo.

Estratto

Era il primo giorno di superiori e Zack si sentiva già completamente sopraffatto. Aveva finito le medie in cima alla catena alimentare, era stato uno dei grandi. Adesso sarebbe dovuto ripartire di nuovo dalla base. Le superiori non solo avevano un clima completamente diverso, ma anche una differente organizzazione e Zack sapeva che gli sarebbe servito del tempo per abituarsi.

Non aveva davvero idea di come avrebbe fatto a ricordarsi, ogni giorno, quali lezioni aveva e in quali classi. Per non parlare dei nomi dei professori che avrebbe dovuto imparare. L’organizzazione delle medie, dove trascorrevi l’intera giornata in un’unica classe, era molto più semplice.

Zack si mise lo zaino in spalla e si diresse verso un tavolo vuoto dall’altra parte del cortile, così da potersi sedere in pace e pranzare. Ma la fortuna non sembrava essere dalla sua, perché, quando provò a mettersi seduto, fu spinto di lato da qualcuno che stava cercando di occupare la stessa sedia.

Zack alzò lo sguardo, aspettandosi di trovare uno dei ragazzi più grandi che gli diceva di sparire. Invece si trovò a fissare la coppia di occhi verdi più brillanti che avesse mai visto, un naso carino e una bocca sorridente.

“Scusami. Non ti avevo visto,” disse la ragazza, facendogli un cenno con il libro che teneva in mano. Zack la capiva. Anche lui era stato impegnato a cercare il pranzo nello zaino e non aveva prestato attenzione a dove stava andando.
“Neanch’io,” le rispose. Poi si voltò e cominciò ad allontanarsi.

“Ehi, non devi andare via. Il tavolo è abbastanza grande per tutti e due.” Lei gli indicò l’altra sedia, ancora vuota.

“Non voglio disturbarti,” commentò Zack.

“Che assurdità. Mi chiamo Sarah Stuart. Tu chi sei?” gli chiese, sedendosi e continuando a fissarlo, aspettando che cominciasse a parlare.

“Beh, io sono io, ovvio,” rispose lui, con un’espressione completamente seria.

Sarah ridacchiò e il ghiaccio fu rotto. Quando la campanella suonò, al termine della pausa pranzo, erano già diventati amici e per la fine della settimana erano ormai inseparabili.

Gli anni delle superiori volarono, mentre i due condividevano tutto, compreso il segreto più grande di Zack.

La sera della prima notte di luna piena dopo il suo sedicesimo compleanno, lui e Sarah erano sdraiati sul pavimento del salotto di casa sua, impegnati a fare i compiti. Improvvisamente, Zack sentì il suo intero corpo cominciare a riscaldarsi, come se avesse il fuoco nelle vene, e poi cominciò a spuntargli il pelo sulle braccia. Guardò Sarah e, quando vide che anche lei lo stava fissando, disse la sola cosa che gli saltò in mente.

“Ti prego, non urlare.” Non si era aspettato che succedesse tanto presto, e non aveva previsto che la sua migliore amica umana fosse presente alla sua prima trasformazione. Sperava davvero che Sarah potesse sopportare ciò a cui stava per assistere, perché lui non poteva perdere la sua amicizia.

La ragazza sgranò gli occhi ancora di più a quelle parole, e poi le ossa di Zack cominciarono a cambiare. Gli si allungò il viso e, prima che potesse rendersene conto, si ritrovò a quattro zampe, aggrovigliato nei suoi vestiti e occhi negli occhi con la sua amica, che lo fissava in completo shock.

“Porca puttana!” esclamò lei, senza fiato.

In quel momento, dalla cucina arrivò la madre di Zack. “Ragazzi, non è che vorreste…” La domanda rimase a metà quando la donna notò suo figlio e si bloccò sul posto, a bocca spalancata. Riprendendo in fretta il controllo di sé, guardò Sarah per valutare la sua reazione a ciò a cui aveva appena assistito. “Sarah, dolcezza, stai bene?”

“Ma che figata!” Sarah si voltò e afferrò il quaderno dei compiti, voltandosi poi di nuovo per sventolarlo sotto il muso di Zack. “Avanti, Zack! Fai il bravo e mangiati questo, così non dovrò fare i compiti e potrò dire che me li ha mangiati il cane.”

Sarah esplose in un attacco di risate quando lui, in modo giocoso, le prese tra i denti la mano con cui teneva il quaderno.

“Zack!” lo rimproverò sua madre. Poi aggiunse, addolcendo un po’ il tono: “Vai in camera tua fino a quando non potrai trasformarti di nuovo, Zack. Sarah e io dobbiamo farci una lunga chiacchierata.”

Lui spostò lo sguardo un paio di volte tra sua madre e la sua migliore amica, ma non vedendo né rabbia né preoccupazione in nessuna delle due, fece come gli era stato detto e uscì dalla stanza.

Sarah cercò di fargli mangiare i suoi compiti molte altre volte dopo quel giorno, ridendo sempre della sua stessa battuta, e Zack continuò a risponderle ogni volta con un sorriso indulgente.

Dopo quello, tutto il resto sembrò una passeggiata. Zack si confidò con lei anche quando scoprì che a scuola era più interessato ai ragazzi che alle ragazze. Sarah si limitò ad abbracciarlo e a baciarlo sulla guancia, dicendogli che non le importava se era gay e che gli avrebbe voluto bene per sempre.

“Devi dirlo ai tuoi genitori,” gli disse, quando lo lasciò andare.

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