Emozioni in giro per il mondo: Biblioteca Universitaria di Bologna

12200973_10205224861846758_730700890_nPalazzo Poggi è situato in via Zamboni 33 ed ospita la sede centrale dell’Università di Bologna nonché il rettorato della stessa.

Eretto tra il 1549 e il 1560, fu la sontuosa abitazione di Alessandro Poggi e del fratello cardinale Giovanni Poggi. All’interno è decorato con gli affreschi di Pellegrino Tibaldi, il quale secondo alcuni fu il progettista del Palazzo (secondo altri fu Bartolomeo Triachini). Al pianterreno un’aula è stata dedicata al poeta 12212051_10205224862566776_754250800_nGiosuè Carducci, l’Aula Carducci in cui il poeta tenne lezioni di lingua e letteratura italiana per 40 anni, e sempre a piano terra è situata la Sala dell’Ercole in cui è presente la statua dell’eroe mitologico scolpita da Angelo Piò nel 1730. Tra il 1712 e 1725 fu innalzata la Torre della Specola quando il Palazzo divenne sede dell’Istituto di Scienze.

Dentro il Palazzo sono inoltre presenti numerosi Musei Universitari e nel rettorato e nella Biblioteca Universitaria di Bologna è conservata la Quadreria con oltre 600 pregevoli ritratti; la raccolta iconografica fu iniziata nel 1754.

12204891_10205224862206767_2134323433_nVanta un patrimonio di 726.523 volumi a stampa, 1.021 incunaboli, 14.953 cinquecentine, 7.698 manoscritti e 310.547 opuscoli – ma possiede anche un grande numero di stampe.Questo ingente patrimonio bibliografico è il risultato dello stratificarsi di molti diversi fondi provenienti da lasciti, donazioni, acquisti, succedutisi nel corso dei secoli. All’origine della Biblioteca il fondo di Luigi Ferdinando Marsili (1658-1730), fondatore dell’Istituto delle Scienze: comprende 146 manoscritti che documentano gli studi del conte sull’Europa orientale, l’oceanografia, le scienze naturali, l’antichità classica e l’arte militare e numerose lettere (tra i corrispondenti G. D. Cassini, E. Manfredi, M. Malpighi).12200965_10205224863086789_842971879_n

Sempre a Marsili apparteneva una collezione di manoscritti orientali (oltre 400 arabi, quasi 200 turchi, una ventina di persiani), fra i quali si segnala anche la carta armena di Eremia Ch’elepi K’eomiwrchiants.

Il fondo di Ulisse Aldrovandi (1522-1605) entrò in biblioteca nel 1742; composto di 3900 volumi fra manoscritti (in gran parte autografi del naturalista bolognese) e libri a stampa, non ha carattere esclusivamente scientifico, ma riflette l’estrema varietà di interessi dello studioso.

12205041_10205224863006787_468967520_nLe edizioni, prevalentemente del XV e XVI secolo, comprendono oltre 50 incunaboli, fra i quali da citare è la rara edizione della Epistola de insulis nuper repertis di Cristoforo Colombo, del 1493. Di grande rilievo i 18 volumi di tavole acquerellate raffiguranti piante, fiori, frutta, animali e “mostri”. Insieme alla libreria aldrovandiana fu annessa alla biblioteca la collezione cospiana, da citare per la presenza del calendario rituale messicano del secolo XV, dipinto su pelle di daino.

Il cardinale Filippo Maria Monti (1675-1754) e, poco dopo, Benedetto XIV (1675-1758), donarono all’Istituto delle Scienze le loro ricche biblioteche, composte rispettivamente di 11000 volumi, soprattutto a stampa, comprendenti testi di teologia, filosofia, diritto canonico e bibliografia, e di 25000 volumi, fra i quali 450 manoscritti. Nella biblioteca di Benedetto XIV si segnalano le preziose legature, caratterizzate dallo stemma lambertiniano, alcuni incunaboli (fra i quali un esemplare della Bibbia latina di Magonza del 1462) e molti manoscritti sontuosamente decorati, fra i quali un salterio miniato del XIII secolo di scuola bolognese, alcuni libri d’ore e breviari e un evangeliario armeno rilegato in filigrana d’argento.12202106_10205224862686779_1321330015_n

Per quanto riguarda i libri a stampa, il fondo comprendeva numerose cinquecentine, anche se prevalgono le edizioni sei-settecentesche. Oltre alle donazioni e agli acquisti di numerosi fondi privati (Bonfiglioli, Zambeccari, Sbaraglia, Beccari, Amadei, Zanetti), è importante ricordare l’annessione dei fondi conventuali delle corporazioni soppresse in età napoleonica e, successivamente, alla proclamazione del Regno d’Italia
I fondi che giunsero così alla Biblioteca, composti prevalentemente di materiale manoscritto, furono notevoli sia per la consistenza che per la qualità: dal convento di S. Domenico proviene il celebre codice ebraico del Canon Medicinae di Avicenna, con miniature di scuola ferrarese, mentre dal convento del SS. Salvatore sono giunti, fra gli altri, il più antico manoscritto posseduto dalla Biblioteca, un Lattanzio del VI secolo in scrittura onciale, e un incunabolo ebraico su pergamena, scambiato per un manoscritto e come tale collocato.

12212512_10205224863446798_290225249_nAltri fondi da ricordare sono quelli degli autografi e della corrispondenza di Marcello Malpighi (acquistati nel 1834), della biblioteca del poliglotta Giuseppe Mezzofanti, delle lettere di Pietro Metastasio, e le acquisizioni più recenti, riguardanti soprattutto archivi e carteggi: l’archivio del giurista Pietro Ellero (1833-1933), il carteggio di Vittorio Lugli (1885-1968), il fondo Battaglini (relativo alla storia riminese), due raccolte di lettere di Benedetto XIV, il carteggio di Quirico Filopanti, autografi di Carducci, Pascoli, Malpighi, Bertoloni.

Una menzione a parte va fatta per la collezione di 58 papiri in lingua greca e latina di età tolemaica, romana e bizantina, acquistata nel 1930 da un antiquario del Cairo.

La biblioteca nacque da successive donazioni, la prima fu quella di Luigi Ferdinando Marsili all’Istituto di Scienze nel 1712. Nel 1742 si aggiunse la donazione di Ulisse Aldrovandi. Infine altra, grande, donazione (25 000 volumi) venne fatta da papa Benedetto XIV nel 1755. Fu proprio Benedetto XIV a commissionare la costruzione dell’Aula Magna monumentale (35 x 11 metri), addossata al cinquecentesco Palazzo Poggi. Nel 1756 la biblioteca fu aperta al pubblico.

Fino ad oggi la biblioteca ha subito ampliamenti e risistemazioni, si è inoltre dotata di un sistema meccanizzato ed informatizzato per stipare e accedere a oltre mezzo milione di volumi.

Informazioni

Via Zamboni 33 ,Bologna
lunedì – venerdì 8.40-18.45; sabato 8.40-13.20
Sono ammessi alla Biblioteca coloro che abbiano compiuto il 18° anno di età; deroghe sono possibili per persone di età inferiore quando ne venga accertata la comprovata necessità.
Per accedere alla Biblioteca i lettori devono ritirare l’apposita carta d’entrata.
Prima di accedere ai locali destinati alla lettura, l’utente ha l’obbligo di depositare all’ingresso, negli appositi armadietti borse, cartelle, altri oggetti di modeste dimensioni, libri (non è consentito entrare con libri propri senza autorizzazione). Non si possono depositare pacchi, valigie, borse da viaggio ecc..
L’accesso per le persone disabili è consentito dall’ingresso di Via Zamboni 33, attraverso il percorso dal portone di via Belmeloro 4, tutti i giorni tranne il sabato.)

Rily

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